3 settembre 2009

La Storia di San Calogero.

San Calogero !!! Il termine Calogero, di origine greca, significa “bel vecchio”; nell’ideale greco della bellezza, ciò che è bello, è anche giusto e buono, basti pensare che nel Vangelo di Giovanni, l’originale greco definisce Gesù il “bel pastore”, che poi è stato tradotto in il “buon Pastore”.
L’uso di questo termine venne applicato in Oriente e nel Sud Italia ai monaci eremiti, che vennero chiamati così ‘calogeri’, pertanto alcuni studiosi pensano che il nome del santo eremita Calogero non fosse questo, ma bensì l’appellativo con cui veniva riconosciuto; altri studiosi comunque sono convinti che fosse proprio il suo nome.
Secondo la tradizione, giacché mancano documentazioni certe, Calogero nacque verso il 466 a Calcedonia sul Bosforo, una cittadina dell’antica Tracia, che nel 46 d.C. divenne provincia romana e che poi seguì le sorti dell’impero bizantino; fin da bambino digiunava, pregava e studiava la Sacra Scrittura e secondo gli ‘Atti’ presi dall’antico Breviario siculo-gallicano, in uso in Sicilia dal IX secolo fino al XVI, egli giunse a Roma in pellegrinaggio, ricevendo dal papa Felice III (483-492), il permesso di vivere in solitudine in un luogo imprecisato.
Qui egli ebbe una visione angelica o un’ispirazione celeste, che gli indicava di evangelizzare la Sicilia; tornato dal papa ottenne l’autorizzazione di recarsi nell’isola, con i compagni Filippo, Onofrio e Archileone, per liberare quel popolo dai demoni e dall’adorazione degli dei pagani.
Mentre Filippo si recò ad Agira e Onofrio e Archileone si diressero a Paternò, Calogero si fermò durante il viaggio a Lipari, nelle Isole Eolie, dove su invito degli abitanti si trattenne per qualche anno, predicando il Vangelo ed insegnando loro come ricevere i benefici per i loro malanni, utilizzando le acque termali e stufe vaporose; ancora oggi un’importante sorgente termale porta il suo nome, come pure le grotte dai vapori benefici.
Durante la sua permanenza nell’isola di Lipari, ebbe anche la visione della morte del re Teodorico († 526) che negli ultimi anni aveva preso a perseguitare quei latini che riteneva un pericolo per il suo regno, fra i quali furono vittime il filosofo Boezio (480-524) suo consigliere, il patrizio romano capo del Senato, Simmaco († 524) e il papa Giovanni I († 526).
Ciò è riportato nei ‘Dialoghi’ del papa s. Gregorio I Magno, la visione si era avverata nell’esatto giorno ed ora della morte del re, e Calogero vide la sua anima scaraventata nel cratere del vicino Vulcano.
In seguito ad altra visione, Calogero lasciò Lipari per sbarcare in Sicilia a Syac (Sciacca), chiamata dai romani ‘Thermae’ per i bagni termali, presso i quali sorgeva; convertì gli abitanti e poi decise di cacciare per sempre “le potenze infernali” che regnavano sul vicino monte Kronios, consacrato al dio greco Kronos, che per i romani era il dio Saturno.
Sul monte Giummariaro, altro nome derivante dagli arabi che lo chiamarono monte “delle Giummare”, dalle palme nane che crescevano sui suoi fianchi e che poi prese il nome di Monte San Calogero, come oggi è conosciuto insieme al nome Cronio, il santo eremita prese ad abitare in grotte e spelonche e intimò ai demoni di lasciare quei luoghi.
Gli ‘Atti’ dicono che il monte sussultò fra il fragore di urla e poi tutto si quietò in una pace di paradiso; Calogero si sistemò in una grotta adiacente a quelle vaporose, che come a Lipari, anche qui esistono abbondanti.
In detta grotta vi è murata sulla roccia, l’immagine in maiolica di s. Calogero, posta sopra un rustico altare, che si dice costruito da lui stesso; l’immagine è del 1545 e rappresenta l’eremita con la barba che tiene nella mano destra un libro e un ramo-bastone, ai suoi piedi vi è un fedele inginocchiato e una cerbiatta accasciata e ferita da una freccia.
L’immagine si rifà ad un episodio degli ultimi suoi giorni, essendo ormai ultranovantenne, egli non riusciva più a cibarsi, per cui Dio gli mandò una cerva, che con il suo delicato latte lo alimentava; un giorno un cacciatore di nome Siero, scorgendo l’animale, prese l’arco e trafisse con una freccia la cerva, la quale riuscì a trascinarsi all’interno della grotta di Calogero, morendo fra le sue braccia.
Il cacciatore pentito e piangente, riconobbe nel vegliardo colui che l’aveva battezzato anni prima, chiese perdono e Calogero lo portò nella vicina grotta vaporosa, dandogli istruzioni per le proprietà curative di quel vapore e delle acque che sgorgavano da quel monte. Il cacciatore Siero, divenuto suo discepolo, salì spesso sul monte a visitarlo, ma 40 giorni dopo l’uccisione della cerva, trovò il vecchio eremita morto, ancora in ginocchio davanti all’altare; secondo la tradizione era morto nella grotta fra il 17 e il 18 giugno 561 ed era vissuto in quel luogo per 35 anni.
Diffusasi la notizia accorsero gli abitanti delle cittadine vicine, che lo seppellirono nella grotta stessa, poi trasferito in altra caverna di cui si è persa la memoria lungo i secoli.
Nel IX secolo un monaco che si firmava Sergio Cronista, cioè abitante del monte Cronios o Kronios, compose in lingua greca alcuni inni in suo onore, in cui veniva citato che s. Calogero non era approdato a Sciacca come si riteneva, ma a Lilybeo, l’odierna Marsala, senza indicare dove fosse morto, ma sollecitando a visitare e onorare la grotta in cui il santo era vissuto, scacciando i demoni e operando tante guarigioni di ammalati.
Uno studioso contemporaneo Francesco Terrizzi, sostiene che s. Calogero, perduti i compagni martirizzati dai Vandali, si recò dapprima a Palermo passando poi per Salemi, Termini Imerese, Fragalà, Lipari, Lentini, Agrigento, Naro e infine Sciacca; si spiegherebbe così le tante tradizioni e le diverse grotte abitate e attribuite ad un unico e medesimo santo.
C’è da aggiungere che le reliquie del santo, secondo un’altra tradizione, erano state successivamente trasferite in un monastero a tre km dalla grotta, nel 1490 furono traslate a Fragalà (Messina) dal monaco basiliano Urbano da Naso e poi nell’800 a Frazzanò (Messina), nella chiesa parrocchiale; qualche sua reliquia è custodita anche nel santuario di San Calogero, sorto vicino alla sua grotta sull’omonimo monte di Sciacca nel XVII secolo e che è meta di pellegrinaggi.
Ad ogni modo S. Calogero è veneratissimo in tutta la Sicilia e in tutte le città sopra citate è onorato con suggestive processioni e celebrazioni, tipiche della religiosità intensa dei siciliani, quasi tutte si svolgono nel giorno della sua festa il 18 giugno.

Autore: Antonio Borrelli

1 settembre 2009

Agrate: la chiusura costa 3 milioni di euro

image PER CHIUDERE lo stabilimento di via E., la C.C. sborsa 3 milioni di euro in incentivi, non decurta le ore di sciopero dalla busta paga degli operai e stacca un assegno alla società di ricollocazione che li aiuterà a riciclarsi. Un’ottantina finiranno in «cassa» a zero ore dal 1 gennaio 2009. Se non fosse il funerale di una delle fabbriche storiche della Brianza, 130 i lavoratori coinvolti, ci sarebbe da festeggiare. Cifre record, quelle strappate dai sindacati all’amministratore delegato M.N., a cui si deve qualche merito <-------------------( ?? ) nella distensione che ha consentito di centrare l’obiettivo dell’accordo. Il confronto è stato duro, e nonostante lo sgarbo iniziale, leale. Il boccone più amaro per le maestranze resta il voltafaccia di maggio, quattro mesi fa l'azienda aveva firmato la mobilità volontaria per 30 dipendenti, serviva a ridurre i costi e ad andare avanti, ma la «pacchia» non è durata, e poco dopo è arrivata la doccia fredda della serrata.

100_4488 LA DATA UFFICIALE è stata decisa insieme alla buonauscita, fino al 31 dicembre in reparto proseguirà tutto se come nulla fosse. Certo, un numero sempre maggiore di macchinari prenderà il volo per Pizzighettone nel cremonese, l’altro sito del gruppo che eredita le attività brianzole, ma a questo punto, poco importa: il trasloco non influirà sugli stipendi e sui carichi di lavoro. Anzi, agli operai sarà corrisposto un indennizzo netto di 500 euro, per ciascuno dei quattro mesi di «via crucis» che li separano dalla chiusura, poi in base a un complesso meccanismo di ripartizione ciascuno intascherà il dovuto, da 34.000 a 42.500 euro, e amici come prima. «Sono cifre importanti, ma quando si ha un mutuo sulla testa, non fanno molta differenza. Avremmo preferito avere il nostro posto», dicono le tute blu. In assemblea hanno applaudito Fiom e Uilm, riconoscendo ai sindacati di aver lavorato come cinesi per ottenere la «miglior soluzione possibile, in una situazione tragica», la tensione si è sciolta in un lungo applauso liberatorio. «Siamo profondamente amareggiati – commentano Piermario Perico della Uilm-Uil e Antonio Castagnoli della Fiom Cgil – al di là degli incentivi ottenuti, resta una grande verità: il territorio perde un colosso e gli operai si ritrovano a spasso». Così stanno le cose. Spuntarla è stata dura: l’azienda era partita con l’intenzione di non scucire un euro per lenire la batosta. Sette tute blu si trasferiscono nel cremonese. «Un sacrificio immenso per non trovarsi in braghe di tela», spiegano i sindacalisti. Altri 30 sono andati in mobilità, per l’ottantina che resta c'è la cassa integrazione. “Abbiamo passato mesi di inferno – concludono le tute blu – è stato il periodo più brutto della nostra vita».

 

Per Qualcuno storia Dimenticata !!

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