6 aprile 2020

Coronavirus, un sabato di multe record. Per Pasqua check point sulle strade

Nonostante un numero inferiore di controlli, sono state ben 9.300 le persone denunciate. Il piano per evitare che la prossima settimana qualcuno cerchi di raggiungere le seconde case


I richiami a rimanere in casa nel weekend non sono bastati. Lo dice il numero delle persone denunciate sabato, giorno in cui le attività lavorative consentite erano in buona parte ferme e dunque la mobilità avrebbe dovuto essere ulteriormente ridotta.

E, invece, pur a fronte di un numero di controlli inferiore al giorno prima (30.000 in meno) le multe sono aumentate e hanno superato quota 9.300, il numero più alto dal 26 marzo, quando è entrato in vigore il nuovo sistema di sanzioni: nel dettaglio, 9284 sono state le persone sanzionate per essere state trovate fuori casa senza giustificazione, 54 quelle che hanno autocertificato il falso e 10 (questo per fortuna invece è un numero in diminuzione) quelle positive al virus che hanno violato la quarantena.

Fonte: Repubblica

Filmato amatoriale mostra una Flotta di UFO che si dirige verso la Luna


Un filmato molto breve registrato con una fotocamera la sera del 26 Marzo 2020, mostra una flotta di UFO che vola verso la Luna, esattamente verso il lato oscuro del satellite. Le immagini che ci sono pervenute grazie ad alcuni appassionati UFO, mostrano una flotta di decine di velivoli alieni a forma di disco e a forma di sigaro molto grandi che si dirigono verso i crateri lunari.


In questo periodo di Pandemia globale, vengono avvistate flotte di UFO che volano verso la spazio, mentre altre flotte di navi aliene si dirigono verso la Terra e la Luna, avvistate anche grazie alle telecamere della Stazione Spaziale Internazionale. Stiamo assistendo a prove tecniche di una Invasione Extraterrestre? Guardate il video!

Fonte: Segni dal cielo

4 aprile 2020

In Lombardia si potrà uscire di casa solo indossando la mascherina o comunque con una protezione su naso e bocca: è quanto prevede la nuova ordinanza del governatore Attilio Fontana che entrerà in vigore domani. Si inaspriscono, così, le misure di contenimento del contagio da coronavirus nella regione più colpita. La Regione ha deciso di promulgare una nuova ordinanza, alla scadenza della precedente. "L'ordinanza del presidente della Regione - spiega la nota - introduce l'obbligo per chi esce dalla propria abitazione di proteggere sé stessi e gli altri coprendosi naso e bocca con mascherine o anche attraverso semplici foulard e sciarpe. Gli esercizi commerciali al dettaglio già autorizzati (di alimentari e di prima necessità) hanno l'obbligo di fornire i propri clienti di guanti monouso e soluzioni idroalcoliche per l'igiene delle mani". Il messaggio del presidente della Lombardia Attilio Fontana è chiaro: "La primavera è iniziata e le giornate sono belle, vorreste uscire, lo so, ma non si può. Non abbiamo ancora raggiunto alcun obiettivo, se vanifichiamo lo sforzo i numeri ricominceranno a peggiorare: non uscite di casa".

                                               La nuova ordinanza entra in vigore domani, domenica 5, fino al prossimo 13 aprile con le misure restrittive già stabilite per l'intero territorio lombardo lo scorso 21 marzo. In particolare il documento regionale conferma la chiusura degli alberghi (con le eccezioni già in vigore), degli studi professionali, dei mercati e tutte le attività non essenziali. Inoltre, sarà possibile acquistare articoli di cartoleria all'interno degli esercizi commerciali che vendono alimentari o beni di prima necessità, già aperti. Sarà anche possibile la vendita di fiori e piante solo con la consegna a domicilio. "Infine, ai sensi del decreto legge del 25 marzo scorso che vieta alla Regione di intervenire sulle attività produttive - conclude la Nota - è stato chiesto al Governo di confermare con un dpcm specifico, la chiusura dei cantieri edili e di permettere, invece, le attività legate alla filiera silvopastorale (come, ad esempio, il taglio della legna)".

Fonte: www.repubblica.it

Coronavirus, in Lombardia obbligo di proteggersi con mascherine e sciarpe quando si esce di casa

                                  La nuova ordinanza della Regione conferma tutte le misure restrittive, ma in più si potrà uscire di casa solo con naso e bocca protetti. Obbligo ai negozianti di fornire gel e guanti. Sono 345 i morti nelle ultime 24 ore, 1.598 positivi in più



In Lombardia si potrà uscire di casa solo indossando la mascherina o comunque con una protezione su naso e bocca: è quanto prevede la nuova ordinanza del governatore Attilio Fontana che entrerà in vigore domani. Si inaspriscono, così, le misure di contenimento del contagio da coronavirus nella regione più colpita. La Regione ha deciso di promulgare una nuova ordinanza, alla scadenza della precedente. "L'ordinanza del presidente della Regione - spiega la nota  - introduce l'obbligo per chi esce dalla propria abitazione di proteggere sé stessi e gli altri coprendosi naso e bocca con mascherine o anche attraverso semplici foulard e sciarpe. Gli esercizi commerciali al dettaglio già autorizzati (di alimentari e di prima necessità) hanno l'obbligo di fornire i propri clienti di guanti monouso e soluzioni idroalcoliche per l'igiene delle mani". Il messaggio del presidente della Lombardia Attilio Fontana è chiaro: "La primavera è iniziata e le giornate sono belle, vorreste uscire, lo so, ma non si può. Non abbiamo ancora raggiunto alcun obiettivo, se vanifichiamo lo sforzo i numeri ricominceranno a peggiorare: non uscite di casa".

Fonte: Repubblica

3 aprile 2020

«Chiusi a casa il 1° maggio? Credo di sì» Per Borrelli «ci vorranno molte settimane»


Dopo Pasqua e Pasquetta, anche il 1° maggio lo passeremo chiusi in casa? «Credo proprio di sì, non credo che passerà questa situazione per quella data. Dovremo stare in casa per molte settimane».
Lo ha sottolineato il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli, venerdì 3 aprile, a «Radio Anch’io» su Rai Radio 1 ribadendo la necessità di avere «comportamenti rigorosissimi». Il coronavirus, ha aggiunto, «cambierà il nostro approccio ai contatti umani e interpersonali, dovremo mantenere le distanze” per diverso tempo.
«Dobbiamo usare misure forti e precauzionali» ha aggiunto, anche perché non è esclusa la possibilità che vi possa essere un ritorno del virus, come dimostrano le nuove misure in Cina.«Io mi attengo ai fatti e ai dati che arrivano dalle Regioni: siamo in una situazione stazionaria, aumenta in modo contenuto il numero dei nuovi positivi, aumenta il numero dei guariti, diminuisce il numero dei ricoveri e il numero di pazienti nelle terapie intensive». Lo ha detto il sempre il capo della Protezione Civile. «Anche i nostri medici e infermieri possono tirare un po’ il fiato», ha aggiunto Borrelli.
«Mi auguro che presto saremo autosufficienti nella produzione delle mascherine, nel frattempo andiamo avanti con le importazioni. I test sierologici? Sono al lavoro l’Iss e il comitato scientifico e deve essere il governo a indicare qual è la direzione e i tempi», ha specificato Borrelli.
Il capo della Protezione Civile è tornato anche sulla circolare del Viminale che ha suscitato diverse polemiche sottolineando che non ha introdotto alcuna novità. «Il documento non sposta i termini, dobbiamo fare attenzione ed evitare di trovarci poi in una situazione che poi ci sfugge di mano. L’ora d’aria è una misura che non è ancora operativa, bisogna fare attenzione, rispettare le regole di prudenza e stare ancora in casa».
Il governo «ha garantito alle Regioni le risorse per i dispositivi di protezione individuale e per quelli necessari al superamento dell’emergenza». È la risposta di Borrelli a chi gli chiedeva dell’ennesimo scontro tra Governo e Regioni, in particolare con la Lombardia. «In ordinario la sanità è una competenza che spetta alle regioni e sarebbe stato un guaio se governo e protezione civile avessero preso ogni competenza - ha aggiunto Borrelli - ma nel momento in cui c’è stata l’emergenza è dovuto intervenire il governo».
E a chi gli chiedeva se fosse necessario alla fine dell’emergenza rivedere il titolo V della Costituzione per evitare in futuro gli stessi problemi e gli stessi balletti sulle responsabilità che si stanno verificando oggi, Borrelli ha risposto che «è evidente». Sulla sanità «ci vuole una regia unitaria forte condivisa e coesa, credo che ci sarà da ripensare al modello organizzativo ma io sono un tecnico e mi limito a rispondere alle disposizioni vigenti».

Le mascherine ancora più importanti Il contagio viaggia a più di un metro


L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) potrebbe rivedere le sue raccomandazioni sull’uso delle mascherine.

Potrebbe farlo alla luce dei risultati di un nuovo studio del prestigioso Mit (Massachusetts Institute of Technology), secondo cui le goccioline emesse con un colpo di tosse o uno starnuto possono «viaggiare» nell’aria per distanze ben più ampie di quanto si pensi: lo ha sottolineato alla Bbc l’infettivologo David Heymann, presidente di un gruppo di consulenti dell’Oms che valuterà se - per rallentare la diffusione del virus - è necessario che un maggior numero di persone indossino le mascherine.
«L’Oms sta riaprendo la discussione esaminando le nuove prove per vedere se dovrebbe esserci un cambiamento nel modo in cui consiglia l’uso delle mascherine», ha aggiunto Heymann, ex direttore dell’Oms che nel 2003 coordinò la risposta dell’organizzazione alla Sars. A ttualmente l’Oms raccomanda una distanza minima di almeno un metro da una persona che tossisce o starnutisce e sottolinea che i malati o le persone che mostrano i sintomi della malattia dovrebbero indossare le mascherine.
Il nuovo studio indica che le goccioline emesse con un colpo di tosse o uno starnuto possono raggiungere rispettivamente fino a sei e otto metri di distanza. Tuttavia precisa che le microparticelle più piccole possono «viaggiare» nell’aria anche per distanze ben più lunghe. Se questi dati verranno confermati, ha commentato Heymann, «è possibile che indossare una mascherina sia altrettanto efficace o più efficace della distanza» interpersonale.

Covid-19 e miocardite: quei video delle morti improvvise

Vi ricordate i video cinesi e iraniani dove la gente moriva o si accasciava per strada? Una nuova ricerca fa luce sull’argomento: il Covid-19 può provocare la miocardite.

Il Sars-CoV-2 potrebbe causare danni anche al cuore. È questa l’ipotesi contenuta in alcuni studi, che indagano il rapporto tra il Covid-19 e l’insorgere di problemi cardiaci. I cardiologi, infatti, stanno segnalando pazienti positivi al nuovo coronavirus, che presentano sintomi cardiaci e che non sempre hanno patologie cardiovascolari pregresse.

La ricerca del Jama Cardiology sul Covid-19

Una ricerca pubblicata su Jama Cardiology riferisce del caso di una donna di 53 anni, in buona salute e senza patologie cardiovascolari pregresse, che è stata ricoverata all’Asst Spedali civili di Brescia, a causa di un “grave affaticamento”. La paziente accusava tosse, un po’ di febbre e un dolore al torace. I risultati delle radiografie ai polmoni non hanno evidenziato particolari prolemi e l’elettrocardiogramma non mostrava segni che suggerissero un infarto. La donna non presentava i segni di una polmonite da coronavirus, ma nemmeno quelli di un infarto, ma nel sangue sono stati trovati alti i livelli della troponina, una proteina che indica un danno al muscolo cardiaco. La coronografia, però, ha escluso anche un possibile problema alle coronarie.
Dalla risonanza magnetica è emerso che la paziente soffriva di miocardite acuta, un’infiammazione del muscolo cardiaco, solitamente dettata da infezioni virali. Nel frattempo, il tampone per il Covid-19, cui era stata sottoposta, ha dato esito positivo. I danni cardiaci, quindi, potrebbero essere derivati proprio dal coronavirus. “Questo caso- concludono i ricercatori- evidenzia il coinvolgimento cardiaco come una complicanza associata a Covid-19, anche senza sintomi e segni di polmonite interstiziale”.
Enrico Ammirati, cardiologo del Niguarda, che ha partecipato allo studio, ha spiegato al Corriere della Sera: “La manifestazione clinica in questa paziente è stata diversa dal solito: non la tipica polmonite interstiziale ma una miocardite complicata da insufficienza cardiaca”. E racconta di casi di miocarditi innescate da altri tipi di coronavirus e di un ragazzo di 38 anni, trattato di recente, “anche lui con elettrocardiogramma anomalo”. Al ragazzo “è stata diagnosticata una miocardite associata al Covid-19, con una positività rilevata solo al terzo tampone. Potenzialmente un coronavirus può innescare una miocardite, al pari di un’influenza”.

Una ricerca cinese pregressa

Il caso di Brescia non è l’unico ad essere stato pubblicato. I primi studi sono stati pubblicati in questi giorni, mentre altre sono in fase di revisione. Ne è un esempio uno studio condotto a Wuhan su oltre 200 pazienti. Nel 10% dei casi viene riportato un danno cardiaco, legato al Covid-19. I virus, attaccando l’organismo, producono una risposta immunitaria forte, che può contribuire al danno polmonare ma, nei casi più gravi, il danno coinvolge diversi organi: reni, cuore e anche il sistema di coagulazione. Per questo, alcuni pazienti potrebbero sviluppare sintomi cardiaci, dopo infezioni ai polmoni: se i pomoni non funzionano adeguatamente, l’ossigeno non arriva correttamente a tutti gli organi, con possibile insorgenza di miocarditi. Nei casi rari, come quello della donna di Brescia, si registrano solamente problemi cardiaci, senza alcun danno respiratorio. Un recente studio condotto a Wuhan, in Cina, ha indagato i potenziali rapporti tra problemi cardiaci e coronavirus. Secondo la ricerca, molti pazienti ricoverati per Covid-19 hanno sofferto anche di danni al cuore, in alcuni casi senza avere patologie cardiache pregresse. Per loro, secondo i ricercatori, il rischio di morte era di 4 volte superiore rispetto ai pazienti senza complicanze cardiache.

Cosa causa il Covid-19

“La miocardite può probabilmente essere causata dal virus stesso o dalla risposta immunitaria e infiammatoria del corpo al virus- ha sottolineato un cardiologo della Harvard Medical School, secondo quanto riporta il Corriere- e i pazienti infetti che soffrono di miocardite non hanno necessariamente una carica virale più alta rispetto a chi non sviluppa questa problematica”. Secondo il cardiologo è anche possibile, nonostante sottolinei che si tratta di un’ipotesi, “che la miocardite derivi da un sistema immunitario fuori controllo quando si cerca di combattere il coronavirus con citochine, che possono infiammare e danneggiare sia cuore sia polmoni”. Si tratta di proteine che, legandosi alla membrana, comunicano alle cellule “un’istruzione specifica”, attivando il sistema immunitario. La risposta, però, potrebbe essere esagerata, causando danni cardiaci.
“In genere questo virus causa una malattia sistemica dove l’organo principalmente colpito è il polmone, ma non è il solo”, spiega uno degli autori dello studio italiano. E aggiunge: “Nei casi più gravi c’è un interessamento multi organo per cui andare a indagare fin da subito se c’è un innalzamento di questo marcatore, la troponina, può essere utile per capire se c’è interessamento cardiaco e non solo polmonare e intervenire di conseguenza”. Non ci sono ancora spiegazioni certe sulle motivazioni che portano al danno cardiaco e non polmonare, ma potrebbero essere determinati da caratteristiche personali e non virali.
Fonte: Nibiru2001

2 aprile 2020

Coronavirus: verso nuovi decreti, fondamentale l’isolamento.


Si va verso nuovi decreti ancora più stringenti sulla libertà personale. Interverrà l’esercito e si starà in questa situazione per lungo tempo. Il Coronavirus ha cambiato e cambierà il mondo.

Notizia di oggi sulla Stampa :

Lunghe code ai supermercati

Infatti nuove lunghe code hanno caratterizzato l’ingresso ai supermercati, a Milano, dopo le proposte di una stretta sulle libertà di movimento e anche sulla gestione delle rivendite alimentari. In fila tanta gente preoccupata, tornata con i trolley come non si vedeva dall’inizio del’emergenza. All’Esselunga di via Fuché, una delle più frequentate nel capoluogo lombardo, alle 7 del mattino la coda si articolava sui 4 lati del grande isolato, con tempi di ingresso superiori all’ora-ora e mezza. Al vicino Carrefour in piazza Diocleziano, un ’24 ore’, altra lunga coda e apertura contingentata negli orari, con ingresso di una sola persona per famiglia.

L'inverno è stato il più caldo di sempre in Europa: +3,4 gradi

ROMA - Un'altra conferma. L'inverno appena trascorso è stato il più caldo di sempre in Europa, con 3,4 gradi in più rispetto alla media del periodo di riferimento, il trentennio 1981-2010. Un valore ben superiore anche all'anomalia globale, di 0,8 gradi. Lo annuncia il Copernicus Climate Change Service (C3S), progetto nato su iniziativa dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) e della Commissione Ue, precisando che la temperatura media della stagione è stata quasi 1,4 gradi più alta rispetto al precedente inverno più caldo, il 2015/16.

Il mese più caldo, spiega il meteorologo di 3bmeteo.com Edoardo Ferrara, è stato quello di febbraio, con un'anomalia termica di +3,9 gradi sopra la media. "Le temperature sono risultate sopra la media su quasi tutto il Vecchio Continente - aggiunge - a tratti sotto media solamente su Isole Britanniche, Francia atlantica e Penisola Iberica. Questo a causa di un vortice polare estremamente forte sul Polo Nord, che ha alimentato frequenti tempeste atlantiche sul Nord Europa, esponendo inoltre il comparto europeo centro-meridionale a venti spesso molto miti. Questi venti hanno invaso con frequenza anche zone solitamente esposte ai venti artici o siberiani, come Russia e Scandinavia, dove di fatto si sono evidenziate le anomalie termiche più pesanti".

Ferrara rileva che il vero inverno in Italia c'è stato solamente nelle ultime due settimana di marzo. "E l'inverno - prosegue il meteorologo - è invece stato totalmente assente per gran parte del suo trimestre di competenza, ovvero dicembre-gennaio-febbraio. L'inverno appena concluso è stato infatti il più caldo di sempre sull'Europa, da quando si effettuano le misurazioni secondo Copernicus, che elabora miliardi di dati provenienti dalle misurazioni satellitari ma anche di terra tramite navi, aerei e stazioni meteorologiche dislocate in tutto il mondo". ( Repubblica )

20 settembre 2011

Carlo Colombo, (ri)pronti alla protesta

 

Carlo Colombo, (ri)pronti alla protesta

Carlo Colombo, (ri)pronti alla protesta

Sembra che non possa esserci pace per i lavoratori della Carlo Colombo. Adistanza di più di un anno dalla clamorosa protesta che aveva portato otto di loro a rimanere per tre settimane sul tetto della fabbrica, poco o nulla si è risolto di quell’accordo strappato con i denti e con (tanto) sudore. Il percorso di ricollocazione infatti per la maggior parte di loro non ha ancora prodotto alcun risultato. Per sensibilizzare l’Amministrazione provinciale a prendersi le proprie responsabilità, mercoledì le tute blu hanno effettuato un presidio fuori dalla sede di via Grossi, mentre i delegati stavano partecipando ad un nuovo incontro con la speranza di ottenere qualche garanzia in più. E una è arrivata. “La Provincia ha accolto positivamente la nostra richiesta di prorogare per il 2012 la scadenza del percorso di ricollocamento in carico ad Afol e ad altri enti accreditati, che sarebbe dovuto terminare con la fine di quest’anno”, spiega Antonio Castagnoli della Fiom Cgil. Ma questo naturalmente non può essere sufficiente. Né può bastare il fatto che la cassa integrazione in deroga sia stata prorogata fino al 31 dicembre di quest’anno. “Riteniamo indispensabile che vengano concessi ulteriori ammortizzatori sociali per il 2012 - puntualizza Castagnoli - Nell’accordo del 2010 la Regione si era impegnata a versare il contributo di ammortizzatori sociali fino ad agosto 2011, termine entro il quale i lavoratori avrebbero dovuto avere il nuovo posto di lavoro, ma ciò non è avvenuto. La Provincia si è fatta carico di provvedere alla cassa in deroga fino al 31 dicembre di quest’anno, chiedendo all’azienda di proseguire con l’erogazione dell’integrazione alla cassa (700 euro), ma quest’ultima si è sempre dimostrata molto evasiva (tanto che quell’erogazione è terminata ad agosto, ndr)”. La Rsu ha sempre contestato i numeri sul ricollocamento diffusi dalla Provincia. “Quasi nessuno di noi lavora grazie ad Afol e agli enti accreditati - sostengono Federico Beretta e Marcelo Galati della Rsu Fiom - È per questo motivo che minacciamo nuove forme di protesta, non possiamo andare avanti così, quel documento che doveva garantirci la ricollocazione è stato disatteso”. I numeri li fa Castagnoli: “Sono 45 in cassa integrazione, solo 13 stanno lavorando, chi a tempo indeterminato e chi a tempo determinato (e ad alcuni di questi ultimi non verrà rinnovato il contratto per il 2012). Dieci vanno in pensione”. Il 21 settembre è previsto un ulteriore incontro con l’azienda, mentre la Provincia nel giro di un mese convocherà un tavolo istituzionale a cui dovrebbe partecipare anche Regione Lombardia.

Andrea Ian Galli

19/09/2011

Fonte : Esagono Web

15 settembre 2011

Carlo Colombo presidio fuori dalla Provincia. Allevi “più incentivi a chi assume gli operai”

 

presidio-carlocolombo-_prov1-mbSi dicono preoccupati e amareggiati i lavoratori della Carlo Colombo di Agrate che ieri, 14 settembre, hanno organizzato un presidio davanti alla sede della provincia di Monza e Brianza, in via Tommaso Grossi. Una forma indispensabile di protesta, a detta delle tute blu, per richiamare l'amministrazione Provinciale, e tutte le istituzioni coinvolte nella gestione della ormai lunga vicenda della Carlo Colombo, alle loro responsabilità.

A quasi un anno e mezzo dalla sigla dell'accordo, i motivi di disagio da parte dei lavoratori non sono stati ancora dissipati e i cassintegrati protestano per l'inefficacia del piano di ricollocazione.

presidio-carlocolombo-prov2-mbDue le principale questioni da risolvere: l'integrazione alla cassa e il contributo per chi deve raggiungere la pensione.
«Ad oggi, dei 53 lavoratori, solo qualcuno è riuscito a trovare un posto di lavoro grazie al percorso di reinserimento attuato dalla Provincia di Monza e Brianza, tramite AFOL e gli altri enti accreditati - ha spiegato Federico Beretta, delegato Rsu della Fiom - chi ha trovato un lavoro lo ha fatto contando solo sulle proprie forze, rivolgendosi ad altre agenzie o attraverso soluzioni alternative al piano firmato il 7 luglio 2010».
Ma una soluzione pare essere arrivata nella tarda mattinata di ieri, dopo il tavolo tecnico cui hanno preso parte il presidente della Provincia Dario Allevi, l'assessore al Lavoro Giuliana Colombo, le RSU aziendali, la FIOM Provinciale e gli enti accreditati dal luglio 2011: Afol Monza e Brianza ATS, ATS, Obiettivo lavoro, Enaip e Brianza Formazione e Lavoro.
Le Rsu e i sindacati provinciali hanno fatto richiesta che venga avviata presso Regione Lombardia la procedura di concessione di ulteriori ammortizzatori sociali. Intanto la cassa integrazione in deroga è stata prorogata fino al 31 dicembre 2011. La Provincia ha confermato il suo impegno a seguire la vertenza e, viste le difficoltà di ricollocamento, ha proposto ulteriori incentivi alle aziende che assumeranno i lavoratori provenienti da questa crisi aziendale, ovvero a lavoratori che decideranno di intraprendere percorsi di auto- imprenditorialità.
presidio-carlocolombo-prov3-mb«Questa crisi non dà tregua, ma anche oggi abbiamo ribadito la grande attenzione della Provincia verso i temi del lavoro - ha dichiarato il Presidente della Provincia Dario Allevi – Lo scorso anno siamo riusciti a siglare un accordo ma nonostante le premesse di allora questa strada non ci ha ancora dato tutti i risultati sperati.  Per questo abbiamo deciso di destinare ulteriori risorse a quelle aziende che ci possono aiutare in questo cammino. Abbiamo confermato sin da ora ai sindacati di essere disponibili a seguire i lavoratori attraverso Afol  anche oltre il termine del 31 dicembre, sperando che nel frattempo le parti trovino un'intesa sull'applicazione della parte finale di quanto sottoscritto al Ministero del Lavoro prima che i problemi dell'azienda ne impediscano la completa applicazione. »
Entro un mese sarà convocato un altro tavolo istituzionale per monitorare la situazione dell'azienda.

Da: MB News Monza brianza

14 settembre 2011

Monza, più incentivi a chi assume operai della Carlo Colombo

 

imageMonza, il presidio dei lavoratori della Carlo Colombo in Provincia (Foto by FABRIZIO RADAELLI)

Monza - Maggiori incentivi alle aziende che assumono, per promuovere la ricollocazione di tutti i lavoratori, e la garanzia di continuità della cassa integrazione per chi nel 2012 sarà ancora disoccupato. Da qui riparte il cammino di tutela della trentina di dipendenti della ex Carlo Colombo, trafileria agratese dismessa da oltre due anni, ancora in attesa di un posto di lavoro. Sono le richieste che ieri i sindacati hanno rivolto alla Provincia di Monza, mentre i lavoratori erano in presidio fuori dalla stessa sede provinciale, ottenendo in risposta l'impegno a ratificare queste istanze, con il coinvolgimento delle altre istituzioni coinvolte, a partire dalla Regione.

La Provincia ha accolto la richiesta di rivedere, aumentandole, le quote regionali messe a disposizione per le aziende che trasformino i contratti a tempo determinato in assunzioni a tempo indeterminato e per quelle aziende che possono assumere pescando tra i lavoratori della Carlo Colombo ancora disoccupati -ha spiegato Antonio Castagnoli, Fiom Cgil- Positivo anche il riscontro sulla necessità di assicurare la continuità della cassa in deroga anche nel 2012 per chi sarà ancora senza lavoro.

Da: Il Cittadino MB

2 dicembre 2010

Via Imbonati, protesta finita Scendono gli ultimi due immigrati Il 32enne marocchino cede per una colica renale, il compagno lo segue. De Corato: ora sia espulso

 
 

Il 32enne marocchino cede per una colica renale, il compagno lo segue. De Corato: ora sia espulso

L'intervento dei vigili del fuoco (Fotogramma)

L'intervento dei vigili del fuoco (Fotogramma)

MILANO - E' finita la protesta sulla ciminiera dell’ex «Carlo Erba» di via Imbonati a Milano: colpito da una colica renale e in condizioni di gravissima disidratazione, il 32enne marocchino Abdelrajat è sceso si giovedì pomeriggio dalla piattaforma su cui si trovava per protesta dal 5 novembre scorso. L'uomo è stato raggiunto da un medico inviato dalla polizia e un paramedico del 118, e all'inizio ha rifiutato le cure: al centro delle sue preoccupazioni, il timore di essere espulso una volta sceso, essendo irregolare sul territorio italiano. «La sua pratica è già stata chiusa - ha spiegato un rappresentante del Comitato Immigrati da sotto la torre - e lui ha paura di finire al Cie dopo essere stato portato all’ospedale». Sono poi intervenuti i vigili del fuoco con un'autoscala: spiegando che un medico aveva convinto lo straniero a farsi ricoverare. L'uomo è sceso tra gli applausi dei presenti. Appena sceso con l’autoscala dei vigili del fuoco, il 32enne è stato caricato su una barella e fatto salire in ambulanza che lo ha trasportato all’ospedale Niguarda. Con lui sulla torre era rimasto Marcelo Galati, l'italo argentino 40enne che ha guidato la protesta in queste settimane. Avendo la doppia cittadinanza, l'uomo non rischia di essere espulso: è quindi rimasto sulla torre più a lungo, per smantellare la tenda sotto la quale lui e i compagni si riparavano e trasportare a terra con una gru vestiti, materassi e effetti personali. Dopo 27 giorni passati all’addiaccio, coperti solo da un telone e al riparo nei sacchi a pelo, gli immigrati hanno concluso così la protesta contro «la sanatoria truffa del 2009» sull’alta torre di mattoni rossi della storica ditta farmaceutica.

Gli immigrati scendono dalla torre

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UNO DOPO L'ALTRO - Da cinque che erano all'inizio, gli immigrati erano rimasti in due: dopo dieci giorni due manifestanti erano scesi dalla torre ed erano riusciti a far perdere le proprie tracce, e sabato scorso un 23enne egiziano era stato soccorso e trasportato in ospedale dopo un malore causato dal freddo. Il personale medico e le altre persone che hanno curato e dimesso il ragazzo hanno rischiato una denuncia per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

PAURA DELL'ESPULSIONE - Temono per il futuro di Abdelrajat i simpatizzanti, una cinquantina di persone, tra immigrati e militanti delle associazioni antirazziste, in presidio sotto la torre. Sembra infatti che nessuna istituzione abbia dato garanzie sul futuro in Italia del marocchino, che l’anno scorso aveva presentato domanda di emersione a Brescia. E proprio come a Brescia per il caso degli immigrati sulla gru, è facile prevedere che si apra adesso una nuova battaglia delle associazioni a tutela di chi si è reso responsabile della clamorosa protesta.

DE CORATO: ORA SIA ESPULSO - E appunto a favore dell'espulsione si esprime il vicesindaco di Milano e assessore alla Sicurezza, Riccardo De Corato. «Finalmente è finito il tira e molla. Ed è finito il sequestro del quartiere dove mi auguro si sbaracchi presto tutto l’ambaradan lasciato sul posto. Ora vediamo se la Questura riuscirà a identificare ed espellere il manifestante clandestino sceso dalla torre insieme all’italo-argentino che in qualche modo dovrà rendere conto dell’operato». «Pensare che un quarto soggetto - aggiunge - possa di nuovo volatilizzarsi dopo l’ennesimo ricovero in ospedale per malori sarebbe un’amara barzelletta. Per più di un mese un quartiere è rimasto sotto scacco, costretto a subire cortei, girotondi, baccano fino a tarda notte. E non vorremmo che finisse tutto a tarallucci e vino. Un esito che qualche altro immigrato o, chissà, qualche studente potrebbe male interpretare». «Sono pronto a presentare in sede parlamentare - conclude De Corato - un’interrogazione al ministro dell’Interno per chiedere che vengano accertate le responsabilità».

La protesta sulla torre

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Da: Corriere della Sera

Gli immigrati scendono dalla torre Uno dei due ha una colica renale

 

Il marocchino ha tentato di resistere nonostante una colica renale per paura dell'espulsione
Alla fine ha ceduto ed è disceso seguito da Marcelo, l'italo argentino leader dell'iniziativa

Ha provato a resistere uno dei due immigrati arrampicati in cima alla torre ex Carlo Erba di via Imbonati, dopo aver accusato l'acutizzarsi dei problemi ai reni che da alcuni giorni lo mettono in difficoltà. Il 32enne marocchino è sceso dalla torre dopo essere stato raggiunto da un medico inviato dalla polizia e da un paramedico del 118. Una volta a terra è stato immediatamente trasportato all'ospedale di Niguarda I medici, oltre ai dolori renali, hanno registrato una condizione di gravissima disidratazione che ha reso necessario il ricovero
Marcelo, l'italo argentino che ha guidato la protesta in queste settimane e che avendo la doppia cittadinanza non rischia di essere espulso è rimasto sulla torre più a lungo per smantellare la tenda sotto la quale lui e i compagni si riparavano. Al momento della sua discesa è stato accolto da un grande applauso della folla che si era radunata per festeggiarlo. La protesta era iniziata il 5 di novembre

Da: Repubblica

16 novembre 2010

Concorezzo, per la Linkra trovato accordo in extremis

 

Concorezzo - Un accordo in extremis per la Linkra. Dopo tre mesi di lunghe e complesse trattative sindacati di categoria e proprietà, riuniti oggi in un tavolo di confronto presso la sede regionale dell'Agenzia per il Lavoro di Milano, hanno firmato un documento condiviso per tutelare i 154 lavoratori in mobilità. I vertici della società, facente capo al Gruppo Conpel, con tre sedi a Concorezzo, Cornate D'Adda e Agrate, hanno accettato le richieste dei sindacati: i dipendenti del sito di Cornate D'Adda, dove la Linkra ha annunciato la volontà di dismettere l'attività, avranno due anni di cassa integrazione garantita; al termine del primo anno più del trenta per cento dell' organico dovrà essere ricollocato nelle altre due sedi dell'azienda, nelle altre unità produttive del gruppo oppure in altre imprese del territorio.
Per i lavoratori degli altri siti di Concorezzo ed Agrate, invece, sarà garantito un anno di cassa integrazione, la mobilità volontaria incentivata e un' integrazione della cassa integrazione per i dipendenti che lavoreranno meno ore. La procedura di mobilità era stata avviata lo scorso primo settembre. I termini per il raggiungimento di un accordo scadevano il 16 novembre, data oltre la quale l'azienda – trascorsi 120 giorni – avrebbe potuto far partire le lettere di licenziamento.

Da: MB News Monza brianza

8 ottobre 2010

Burago. Wagner Colora fabbrica occupata ad oltranza: obiettivo la cassa

 

burago-sciopero-wagner2-mbContinuerà ad oltranza il presidio dei lavoratori della Wagner Colora di Burago. Trentasei le persone che hanno ricevuto la lettera di licenziamento fra i siti di Burago e Gessate. L'azienda chiede che i lavoratori firmino il proprio licenziamento anticipato per ottenere la cassa in deroga.

I dipendenti vogliono che gli sia concesso almeno un anno di cassa integrazione a rotazione e senza firmare una lettera di licenziamento. Per ora l'azienda rimane ferma sulle sue richieste. E i lavoratori incrociano le braccia da mercoledì.

Sono pronti ad affrontare così anche tutto l'autunno  i lavoratori della Wagner Colora di via Fermi a Burago. Da mercoledì pomeriggio i infatti presidiano in assemblea permanente i cancelli della multinazionali tedesca che produce sistemi di verniciatura industriale. Padri di famiglia, gente che lavora in azienda da un minimo di 8 ad un massimo di 21 anni all'interno del sito produttivo fra i licenziati.burago-sciopero-wagner-mb

«Sono arrivati 25 lettere di licenziamento fra il nostro sito e quello di Gessate ed ora quindi buona parte di noi stà lottando già da licenziato – ci spiega Gian Marco Vercellis rappresentante Rsu dell'azienda – L'azienda vorrebbe che noi ci licenziassimo per poi ricevere “in cambio” un anno di cassa in deroga. Premettendo che è una procedura illegale è anche una proposta inaccettabile per tutti noi. Da Roma abbiamo già ricevuto la disponibilità per la concessione della cassa integrazione, procedura che invece l'azienda non vuole accettare. Per noi è fondamentale ottenere gli ammortizzatori sociali per un periodo il più lungo possibile per dare la possibilità a chi verrà licenziato di trovarsi un altro impiego. E' deplorevole che l'azienda non accetti queste condizioni.»

burago-sciopero-wagner3-mbI dipendenti ci spiegano come dopo un anno di crisi l'azienda abbia nel 2010 ritrovato la spinta produttiva e come le commesse diano delle garanzie solide per il futuro. All'interno della sede amministrativa di Burago lavorano ora circa 50 dipendenti fra attività produttiva e uffici direttivi.

«Nell'anno in corso le commesse all'azienda sono state ottime – ci spiega un dipendente – non capisco come si possano licenziare tutti questi dipendenti. L'obbiettivo dell'azienda sembra quello di portare in Svizzera tutta l'attività produttiva: per quale motivo? Non certo per la riduzione del costo dei lavoratori. Soprattutto non capiamo il motivo per il quale non ci si voglia concedere la cassa in deroga. Non ci muoveremo da qui fino a quando non otterremo una proposta ragionevole. »

in foto: il presidio alla ditta Wagner

 

Da: MB News Monza brianza

7 luglio 2010

Lombardia, accordo alla Carlo Colombo di Agrate

 

"Svolta nella vicenda della Carlo Colombo di Agrate, dove da giorni i lavoratori erano saliti sul tetto in segno di protesta: nel corso della notte è stata raggiunta a Roma un'ipotesi di accordo che la Fiom Cgil della Brianza ha definito dignitosa per tutte le lavoratrici e i lavoratori". Lo riferisce la Cgil locale in una nota.
L'azienda ha infatti deciso di mettere a disposizione, come chiedevano la rsu e le organizzazioni sindacali, risorse aggiuntive (circa 800.000 euro) per integrare il reddito dei lavoratori cui era stata garantita dalla Regione la cassa integrazione in deroga e per promuovere la ricollocazione, attraverso politiche attive, di tutti i lavoratori e non di una parte, come l'azienda aveva ipotizzato all'inizio. Era stato proprio questo elemento, assieme al mancato rispetto, nei mesi scorsi, degli accordi definiti, a provocare la dura reazione degli operai.
"L'ipotesi di accordo - ha detto Claudio Cerri, segretario generale della Fiom Cgil Brianza - che prospetta una reale soluzione alla difficile vertenza, è stata possibile grazie alla compartecipazione di tutti, sindacato di categoria e confederale, istituzioni pubbliche e azienda, assicurando altri 12 mesi di cassa, sostegno al reddito e ricollocazione di tutti. Ora l'accordo dovra' essere validato dall'assemblea", ha concluso il sindacalista che ha condotto la trattativa e che e' appena rientrato da Roma per partecipare al confronto con i lavoratori. Se il voto sara' favorevole all'ipotesi di accordo raggiunta, con tutta probabilità i lavoratori interromperanno gia' nella tarda mattinata di oggi la loro protesta sul tetto.

 

Da: Rassegna

5 luglio 2010

Operai della Carlo Colombo sul tetto, ad Agrate Brianza

 

imageGli operai cassaintegrati della “Carlo Colombo” di Agrate Brianza (MB), tra Monza e Milano, hanno occupato i tetti della fabbrica, dopo mesi di trattativa e dopo un accordo firmato che l’azienda – dicono gli operai – non ha rispettato. PrimaveraItalia è andata a trovarli.

Da: Franza Migoni wordpress 

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Agrate. Carlo Colombo: domani vertice a Roma. Preoccupazione per gli 8 sul tetto

 

Scritto da Matteo Speziali

Lunedì 05 Luglio 2010

 

DSCN2656 Di nuovo Roma. Domani. Per discutere per la seconda volta dopo venti giorni di protesta alla Carlo Colombo il destino di 74 lavoratori. Il ministro Sacconi vuole al pari dei sindacati e dell’azienda venire a capo di questa brutta faccenda che ha portato ben 8 operai a barricarsi sul tetto tra il caldo infernale di quest’estate e il digiuno volontario.

I lavoratori affermano che l’azienda non ha rispettato gli accordi che aveva sottoscritto due anni fa. Ora si discute per quasi un centinaio di persone che potrebbero perdere il posto di lavoro: per 38 si parla di ricollocamento, per 26 di incentivi e per altri 10 di prepensionamento.

Al di là dell’aspetto più strettamente legato alle questioni aziendali e lavorative, ciò che preoccupa molto sono le condizioni di salute degli 8 che il 16 giugno hanno deciso di protestare dal tetto della Carlo Colombo: in questi giorni lassù le temperature salgono in maniera impressionante fino a raggiungere i 50 gradi centigradi.

 

Da: MB News

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